Wu tai chi chuan

Maestro Ma Jiangbao
Istruttore Maestro: Luigi Iori
COS´E´ IL WU TAI CHI CHUAN?
di Claudio Fontana
E´ una delle principali scuole di Taijiquan, un´arte marziale che fa parte del Wushu, l´insieme delle arti marziali cinesi.
Pone le proprie radici nella cultura taoista, di conseguenza sviluppa sia la propria forma esteriore, sia la propria filosofia sul concetto di pieno/vuoto, di contrapposizione, quindi, di valori diametralmente opposti i quali, sommati tra loro, portano al tutto taoista, il Tao.
Pur essendo intesa come arte marziale, essa non possiede alcuna forma di attacco, è quindi improntata unicamente sul principio dell´equilibrio individuale e della giusta reazione alle influenze esterne.
Trova le sue basi tradizionali nella fisiologia e nell´antica medicina cinese, pertanto la sua pratica comporta l´acquisizione di un maggiore equilibrio, il miglioramento dell´uso delle articolazioni ed una positiva influenza sui sistemi circolatorio e linfatico. Risulta inoltre positivamente attivo nell´attenuazione dello stress quotidiano ed emotivo e contribuisce ad un maggiore autocontrollo.
Basandosi sulle contrapposizioni (+ e - , alto e basso, pieno e vuoto, forte e debole), essa prevede l´utilizzo della minore quantità di forza possibile per reagire ad ogni forza opposta anche rilevante. Ciò porta all´inutilità di una forma fisica particolare ed è pertanto praticabile con grande successo anche da persone di gracile costituzione, bambini od anziani. Malgrado ciò la pratica del Taijiquan porta a stimolare efficacemente l´organismo, per quanto dolcemente, lavorando in maniera radicale anche su fasci muscolari ed articolazioni normalmente inutilizzati e contribuendo così all´attenuazione di dolori articolari (mal di schiena, artrosi etc.) e numerosi altri disturbi.
Si compone di tre parti fondamentali: la forma, gli esercizi di mano, i principi.
La forma viene praticata individualmente ed è composta da una serie di posizioni e movimenti consecutivi che fluiscono uno nell´altro senza soluzione di continuità. Si tratta di movimenti lenti e dolci ma molto precisi che stimolano l´organismo in ogni sua parte senza apparente sforzo muscolare.
Gli esercizi con le mani (TuiShou) sono praticati in coppia e mirano all´ottenimento della maggior sensibilità possibile: avvertendo una forza imposta dal partner si deve imparare quindi a non contrastarla, bensì a seguirla e guidarla senza perdere contatto, affinché essa si “scarichi a vuoto” non incontrando ostacolo. Sono l´applicazione pratica del concetto Yin e Yang (entità contrapposte).
I princìpi sono le linee guida per la pratica della forma e degli esercizi di mano, in quanto sarebbero del tutto inutili se praticati basandosi unicamente su un fattore puramente “estetico”. Il fondamento culturale è la filosofia taoista, quindi la contrapposizione e compenetrazione tra i due valori universali Yin e Yang.
Lo stile Wu è tra gli stili originari quello che maggiormente trova riscontro nella fisiologia occidentale. E´ l´unico ad oggi totalmente codificato e ciò ne permette la pratica identica e fedele in tutte le scuole autorizzate nel mondo.
Il M° Ma Jiangbao, discendente diretto della famiglia Wu, ha autorizzato la scuola “SETTE CHAKRA” di Verbania ad occuparsi della diffusione del WuTaiChi in in Italia.
UN PO´ DI STORIA
Wu Style Tai Chi Chuan by Ma Jiangbao
Il Tai Chi Chuan è comunemente conosciuto come una delle principali branche del Wushu (l´insieme delle arti marziali cinesi). E´ difatti una delle arti marziali basate sulla filosofia taoistica.
Ma il Tai Chi Chuan è realmente ciò che la gente oggigiorno pensa che sia?
Prima del 1912 il Tai Chi Chuan veniva tramandato unicamente tra i componenti di famiglie che componevano circoli estremamente riservati. Ognuno di questi gruppi chiusi acquisiva occasionalmente tecniche e teorie legate ad arti marziali esterne al gruppo famigliare, ma ciò che veniva poi accettato ed introdotto nella propria forma personale era estremamente limitato.
Questo è uno dei motivi per cui il Tai Chi Chuan viene considerato un´arte marziale “interiore”, difatti nel linguaggio cinese l´espressione “arte marziale interiore” viene descritta da un carattere che significa “interno” o “racchiuso in una famiglia”. L´altro motivo che porta questa disciplina ad essere indicata come “interna” è che essa si esprime esclusivamente nella neutralizzazione delle forze esterne attraverso l´uso e l´emissione della minima quantità necessaria di energia, permettendo così a chiunque - giovane o vecchio, forte o debole - di praticarla. Ciò è quindi in contrapposizione alle discipline “esterne” come il Kung Fu che invece portano a scaricare notevoli quantità di energia sull´avversario e necessitano di conseguenza che il praticante sia dotato di grande forza e resistenza fisica.
Dopo il 1912 Xu Yusheng fondò nella città di Beijing una società di ricerca sugli sport ed invitò i grandi maestri di quel tempo come Wu Jianquan, Yang Shaohou, Yang Chenfu e Sun Lutang ad insegnare il Tai Chi Chuan, ognuno nel proprio stile. Conseguentemente questa arte cominciò a diffondersi alle masse e venne insegnata in maniera relativamente aperta. Grazie a ciò lo studio fu consentito a chiunque, ed il numero dei praticanti aumentò rapidamente.
In breve presero forma gli stili moderni e durante i loro rispettivi sviluppi ci furono vari cambiamenti nelle posizioni e nei movimenti che però non furono mai eccessivamente rilevanti. Ancora oggi possiamo notare che nella forma delle differenti scuole sono comprese posizioni simili.
Fu dopo questo processo di sviluppo che gli stili presero i rispettivi nomi: Chen, Yang, Wu, Wu (Hao) e Sun e la loro popolarità in Cina crebbe rapidamente.
Il principale motivo di successo del lavoro di quei maestri fu di aver reso popolare la loro arte al fine di migliorare la salute della nazione. Altro particolare motivo per cui il Tai Chi Chuan ha avuto così larga diffusione al giorno d´oggi fu l´importante lavoro di ricerca e scambio in cui i maestri ed i loro allievi si impegnarono a quel tempo.
Oggigiorno, specialmente in Cina, numerosi nuovi stili vengono creati attraverso un rimescolamento spesso casuale delle tecniche antiche, ma raramente essi mostrano di avere solide radici in qualcuno dei cinque stili principali. Ciò è male in quanto si vengono a creare immotivate e spesso dannose confusioni che portano unicamente ad incomprensioni e fraintendimenti, particolarmente a danno di coloro che si avvicinano per la prima volta al Tai Chi Chuan.
Lo stile Wu fu creato da un nativo della Manciuria chiamato Quan You (1834-1902).
Quan You fu allievo di Yang Luchan, (fondatore dello stile Yang), e di Yang Banhou. Il figlio di Quan You, Wu Jianquan (1870-1942), si appassionò alle arti marziali fin dalla giovinezza e studiò seguendo l´insegnamento del padre. Apprese rapidamente le tecniche, sviluppò e raffinò la propria preparazione e dopo il 1912 continuò il lavoro del padre di insegnamento del Wu Tai Chi Chuan presso il centro di ricerca sugli sport di Beijing, dove continuò a raffinare le tecniche paterne.
I suoi due figli, Wu Gongyi e Wu Gongzao furono i suoi primi allievi i quali, insieme ad altri, rapidamente arrichirono il proprio bagaglio tecnico ed il livello di preparazione.
Nel 1928 Wu Jianquan fu invitato a Shanghai ad insegnare il Wu Tai Chi Chuan e nel 1935 fondò la Jian Quan Association di cui fu direttore e mio padre Ma Yueliang vicedirettore.
In quel periodo Wu Jianquan andò a Hongkong, a Canton ed in numerose altre città del sud della Cina per diffondervi lo stile Wu. Quando Wu Jianquan morì, nel 1942, fu una grande perdita per il mondo del Tai Chi Chuan. I suoi figli cominciarono ad insegnare lo stile Wu nel resto della Cina ed il figlio di Wu Gongyi, Wu Dagui, diffuse lo stile nel sud del continente asiatico. Il figlio di Wu Dagui, Wu Guangyu oggi insegna in Canada.
La figlia maggiore di Wu Jianquan, mia madre Wu Yinghua (1907-1996), cominciò in tenera età a studiare Tai Chi Chuan insieme al padre e nel 1935 fu nominata vicedirettore della JianQuan Association di Shanghai. Sposò un allievo del padre, Ma Yueliang (1901-1998) e trascorse la vita insegnando insieme al marito in tutta la Cina.
Nei circoli di arti marziali fu considerata uno dei maestri più innovativi.
Ma Hailong, il figlio maggiore di Wu Yingua e Ma Yueliang, ha fin da giovane amato il Tai Chi Chuan ed ora è presidente della JianQuan Association.
Io sono Ma Jiangbao, il terzo figlio di Wu Yingua e Ma Yueliang. Nel 1986 venni in Europa per diffondere lo stile Wu ed ho insegnato ad allievi di molti paesi come Olanda, Germania, Inghilterra, Danimarca ed altri.
Prima del 1912 il Tai Chi Chuan veniva praticato nella forma veloce ma dopo quella data, dato che molti allievi della scuola di Beijing non avevano mai praticato arti marziali, i movimenti rapidi ed i salti vennero esclusi dalla forma in modo da renderla più morbida e precisa, e le interruzioni dei movimenti vennero eliminate così da conformarsi alla teoria di Yin e Yang.
Questa fu la nascita del Wu Tai Chi Chuan nella forma lenta.
Nello stesso tempo Yang Chenfu e Sun Lutang crearono i loro stili personali ed il Tai Chi Chuan divenne generalmente divulgato nella forma lenta. Lo stile Wu mantenne comunque la forma veloce.
La forma lenta dello stile Wu trova la sua particolarità nella compattezza ed è rilassata, calma e morbida dall´inizio alla fine, tanto da poter essere praticata da chiunque.
Le tecniche di “spinta con mani”, praticate in coppia, nello stile Wu sono rigidamente strutturate.
Il corpo si mantiene eretto ed ogni movimento è preciso e misurato e deve apparire leggero e morbido.
Durante l´esercizio è necessario mantenere una condizione di calma e sensibilità, evitando qualsiasi forma di aggressione o di uso della forza.
Ma Yueliang diceva in proposito: “Opponiti alla durezza con la morbidezza. Tentare di utilizzare la forza è in contraddizione con i principi del Tai Chi Chuan, mentre contrastare la durezza con la morbidezza significa accompagnare, guidare, deviare e quindi neutralizzare la forza avversaria.
Ciò che è importante per i principianti è imparare a neutralizzare le forze esterne.”
Le tecniche di spinta con le mani (Tui Shou) comprendono esercizi a mano singola e a due mani che si sviluppano a loro volta in diverse tecniche di applicazione sempre più avanzate in funzione del grado di preparazione. L´esercizio del Tui Shou è di grande importanza nel corso dello studio del Tai Chi Chuan, in quanto solamente attraverso tale esercizio si rende manifesta e tangibile la teoria alla base di questa disciplina.
Lo stile Wu si avvale anche dell´uso di armi come la spada, la scimitarra e la lancia. Forma lenta, forma veloce, Tui Shou, spada, scimitarra e lancia costituiscono il quadro completo delle arti marziali cinesi che nello stile Wu trovano corretto approccio e completa integrazione con la fisiologia di ogni praticante.
WU TAI CHI CHUAN: I Principi (Taiji Yuanli)
A cura del Maestro Ma Jiangbao
Traduzione dal cinese all´inglese a cura di J.R. Raynal & D. McGiff
Il Tai Chi Chuan è un´arte marziale cinese basata sui princìpi filosofici taoisti. Può prevenire le malattie ed allungare la vita di chi lo pratica. Rinforza le ossa ed i muscoli, regola il flusso sanguigno ed il sistema linfatico. Ciò significa favorire la salute.
Vi sono tre aspetti da prendere in considerazione allorchè si studia il Tai Chi Chuan:
Primo: LA FORMA (Taijiquan)
La Forma mantiene il corpo in esercizio e rinforza la costituzione.
I movimenti della Forma devono espandersi in maniera naturale attraverso le articolazioni senza uso di forza, in modo calmo. Devono inoltre essere corretti e precisi. Lo spirito deve essere rilassato e naturale, senza forzature deve essere naturalmente in riposo.
Il respiro deve essere calmo e regolare deve essere consapevolmente controllato ma non forzato, deve essere libero, naturale.
Unicamente attraverso una corretta postura è possibile ottenere armonia tra il movimento e la respirazione.
Durante ogni movimento il coccige, la schiena, il collo e la testa devono trovarsi allineati. Non bisogna curvarsi né lateralmente, né avanti, né indietro.
I movimenti nella Forma devono essere vivi e fluidi, devono essere collegati tra loro senza interruzioni allochè ci si muove in avanti, all´indietro o si sta ruotando. Per ottenere questo risultato inizialmente è necessario imparare i cinque spostamenti di base (Pinxingbu, Xubu, Gongbu, Mabu, Dingzibu).
Quando si esegue una rotazione dapprima si muovono le mani, poi il busto, i fianchi ed in ultimo i piedi. Quando si pratica la Forma, la schiena deve essere leggermente china, le spalle ed i gomiti rilassati ed il petto leggermente incassato. Unicamente praticando in questo modo il Chi può trovarsi posizionato a fondo nel Dantian.
Gli occhi devono essere diretti in avanti e leggermente in basso (come se si osservasse il suolo a circa 15 metri di distanza) con lo sguardo posato dritto in avanti o sulle mani. Unicamente mantenendo una corretta direzione dello sguardo è possibile mantenere il proprio centro di gravità, altrimenti l´equilibrio viene irrimediabilmente perso.
Dopo una lunga pratica è possibile ottenere una profonda concentrazione: a tal fine è necessario, durante la pratica, che la mente sia libera da pensieri. Pensando al modo in cui si sta eseguendo la forma, la concentrazione si disperde, portando quindi disarmonia, interruzioni ed incertezze.
La mia personale esperienza mi ha portato a capire la grande importanza di questo punto.
Secondo: il PUSHHANDS (TuiShou)
Il Tuishou è l´applicazione pratica della forma.
Segue la via dell´immobilità e della quiete attraverso il delicato scambio tra vuoto e pieno. Coinvolge sia psicologia che meccanica.
Nel Tuishou i movimenti devono essere soffici e fluidi, lo spirito deve essere rilassato e la posizione deve essere corretta, restando dritti e sempre centrati in qualsiasi posizione. Unicamente con un centro stabile di gravità è possibile espandere o contrarre, avanzare od arretrare correttamente. Imparando il Tuishou si impara a neutralizzare.
Non lasciare mai che l´intenzione di attaccare tocchi la tua mente.
Caratteristiche nel Tuishou:
1.Superare la durezza con la morbidezza (Yi Rou Ke Gang)
Nel Taichi non bisogna utilizzare la forza contro la forza: in questo modo solamente il più forte avrà il sopravvento sul più debole ed il più veloce dominerà il più lento. L´uso della forza, quindi è in netta contraddizione con i princìpi del Taichi. Ciò che è realmente importante per il pricipiante è imparare a neutralizzare ed evitare i conflitti inutili.
2.Affrontare l´aggressore con calma (Yi Jing Dai Dong)
Una delle principali strategie del Taichichuan consiste nell´affrontare l´aggressore con estrema calma. La calma è essenziale poiché senza di essa un vero tingjin (ascolto, contatto sensibile) è impossibile. Senza tingjin le azioni non saranno efficaci. Nei classici si legge: “Egli non si muove, io non mi muovo; Egli si muove, io mi muovo prima di lui. Così facendo, si affronta l´aggressore con la calma”
3.Colpire l´avversario con minore forza ma maggiore efficacia (Yi Xiao Sheng Da)
Dapprima è necessario neutralizzare, poi si seguirà e si manterrà il contatto con l´avversario fino a che questo non si troverà in un “punto morto” perdendo il proprio centro di gravità. A causa del suo squilibrio egli perderà i suoi punti di forza e la corretta postura, di conseguenza cadrà anche con un semplice tocco.
4.Arretrare al fine di avanzare (Yi Tui Wei Jin)
Nel Tuishou è fondamentale adattarsi e muoversi in funzione dei cambiamenti dell´avversario. I movimenti circolari nel Tuishou sono la proiezione del simbolo del Tao, che si evolve mantenendo il movimento ed i cambiamenti all´interno della figura del cerchio.
5.I movimenti circolari (Dong Zuo Zou Hu Xian)
Le figure di interscambio tra Yin e Yang sono basate su movimenti circolari e collegate dalla costante, stretta adesione dei movimenti di ogni contendente con i movimenti dell´altro. Poiché nei movimenti circolari non ci sono interruzioni, è facile raggiungere l´avversario che si portasse avanti o all´indietro seguendo una linea retta. Altro beneficio consiste nel fatto che è più facile cambiare la direzione o la forza dei propri movimenti in qualsiasi punto all´interno di una linea circolare ininterrotta.
Solo attraverso una lunga e continua pratica è possibile fare propri questi princìpi, trasferendoli in ogni momento della vita.
Siccome il Tuishou può essere applicato al combattimento è necessario che l´atteggiamento dell´allievo sia concentrato e pacifico
Terzo: la TEORIA (Lilun)
Coloro che studiano il Taichi devono conoscere la sua teoria.
La teoria del Taichi è il metodo che guida l´allievo nella pratica ed unicamente quando il metodo è corretto è possibile studiare correttamente il Taichi. Ogni argomento accademico si poggia su di una particolare teoria, così che allorchè si studia medicina, è necessario conoscere la fisiologia, la patologia, la farmacologia etc. Coloro che studiano Taichi dovranno quindi conoscere i testi classici, le teorie e le canzoni del Taichi. Siccome le differenti teorie sono arrivate a noi attraverso il cumulo di esperienze di numerose generazioni, non dobbiamo limitarci a studiare bensì dobbiamo tentare di assorbire in noi il loro significato.
Unendo le personali esperienze ottenute con la pratica allo studio della teoria degli antichi testi, ognuno può rapidamente aumentare la propria preparazione. Unendo la forma esteriore alle sensazioni interiori ognuno può sperimentare da sé i concetti espressi nella teoria.
Attraverso questo lavoro è possibile quindi mettere in pratica il Taichi nel suo significato più completo. Ciò significa che chi è unicamente abile nella forma ma non ha compreso pienamente la teoria eseguirà null´altro che un esercizio fisico, d´altro canto se si conosce unicamente la teoria senza praticare la forma si possiederà del Taichi unicamente un´immagine statica. In entrambi i casi non si potrà praticare il vero Taichi.
Teoria e pratica si completano indissolubilmente.
I CINQUE REQUISITI FONDAMENTALI PER LA PRATICA DEL TAI CHI CHUAN A cura del Maestro Ma Yueliang

Compostezza (posizione corretta), equità, pace, tranquillità.
La coscienza e l´attenzione sono fortemente focalizzate ed i centri nervosi sono in stato di eccitazione. La respirazione è regolare, il Qi è sprofondato nel Dan Tian.
In questo modo si ottiene la compostezza del corpo.
I movimenti sono leggeri, agili, morbidi, fluenti, senza strappi.
Attraverso essi si raggiunge la compostezza del cuore e dell´anima.
Sia il corpo che l´anima sono rilassati.
Questa è la compostezza dello spirito.
Il concetto di trovare la compostezza (posizione corretta) nel movimento è descritta in un classico: “Dalla posizione corretta nasce il movimento, ma il movimento mantiene la sua corretta posizione”.

Leggerezza
Leggerezza non deve essere intesa unicamente come “non usare la forza praticando il Tai Chi Chuan”. La leggerezza è complementare al peso.
Nel classico “Tai Chi Chuan Jing” è detto: “Il Tai Chi viene dal nulla (Wu Ji). E´ la connessione tra posizione statica e movimento, la madre di Yin e Yang.”
In particolare:
“Tutto il corpo deve essere leggero e morbido in ogni movimento come se ogni sua parte fosse appesa ad un filo. Il Qi deve essere libero di circolare, lo spirito deve essere trattenuto in sè”.
Leggerezza significa non utilizzare scatti improvvisi di forza, in quanto questi impediscono il naturale fluire di un movimento in quello successivo. Inoltre deve essere evitato il “doppio peso” in quanto impedisce la corretta distinzione tra “pieno e vuoto”.
Leggerezza e morbidezza non devono essere intesi come molle/amorfo.
Mollezza e forza sono chiamate “doppio peso”, e sono il più grande tabù nel Tai Chi Chuan.

Màn
Lentezza
Lentezza non deve essere intesa come immobilità. Essa comporta il fluire dei movimenti senza interruzione ed impone di
procedere metodicamente in accordo con i princìpi fondamentali.
Lentezza significa: “La risposta ad un movimento rapido è rapida; ad un movimento lento viene risposto con lentezza”.
Ogni movimento deve essere preciso e perfetto. Durante l´esercizio i movimenti devono fluire ininterrotti “come lo Yangtse verso il mare”.

Coscienza/Consapevolezza
Ci sono due aspetti:
Principalmente ogni movimento deve essere eseguito consapevolmente/coscientemente, in secondo luogo è necessario essere meticolosi e precisi nell´esercizio, profondendo attenzione ed impegno in ogni singolo movimento.
La coscienza/consapevolezza richiede un personale sforzo di studio e costante autoanalisi.
Negli insegnamenti degli antichi mestri ogni esercizio viene descritto così: “...Troncato di netto, perfettamente allineato, nettamente scolpito, perfettamente lucidato”
Durante ogni esercizio bisogna ricercare la correttezza di ogni movimento, con precisione e coscienza. Unicamente in questo modo è possibile progredire.

Héng
Perseveranza
Perseveranza significa in primo luogo “persistenza”.
Che vi sia gelo o caldo soffocante, è necessario che gli esercizi vengano praticati regolarmente.
E´ un processo che testa il carattere e la forza di volontà dell´allievo.
Perseveranza, inoltre, significa costante qualità: un certo livello di intensità, ad esempio, è necessario che venga raggiunto e mantenuto costante.
Unicamente coloro che sapranno applicarsi con volontà d´acciaio potranno imparare a conoscere la vera essenza del Tai Chi Chuan.
Non utilizzare la forza bruta
Appunti del Maestro Ma Yueliang, dal giornale della “Shanghai Jianquan Taijiquan Association”.
Ho un allievo che ha preso parte a 7 competizioni di pushhands (Tuishou). Le ha vinte tutte.
Grazie alla sua abilità nel Wu-style pushhands egli non ha avuto necessità di utilizzare la forza bruta.
Wu Quanyou imparò lo stile Yang da Yang Luchan. Suo figlio, Wu Jianquan sviluppò un proprio stile di Tai Chi Chuan, il Wu, utilizzando lo stile Yang come base. Il Tuishou nello stile Wu è differente rispetto agli altri stili. Basandosi sugli 8 movimenti fondamentali delle mani, vengono sviluppate 13 procedure di rotazione: vi sono rotazioni inerenti alla parte superiore del corpo come “chantoushi” (sventolare sopra il capo) e “guotoushi” (scendere sul capo), per la parte mediana del corpo come “zhongpingzhou” (gomito piegato) e “lizhou” (gomito teso) e per la parte bassa del corpo come “shizishou” (mani incrociate) e “louxishi” (spazzolata del ginocchio). In aggiunta a queste ci sono tre procedure a distanza breve e quattro procedure a distanza lunga. Vi sono infine i due metodi introduttivi “kaisimen” (aprire le quattro porte) e “huanshoufa” (cambiare mano).
Attraverso la profonda conoscenza di queste tecniche è possibile neutralizzare eventuali attacchi a qualsiasi livello del corpo utilizzando una quantità estremamente ridotta di forza.
Nelle competizioni di Tuishou la regola impone di evitare la stretta di mani o braccia. Se si saranno approfondite queste tredici tecniche si sarà quindi in grado di evitare le strette o di liberarsi da esse.
L´idea del Tuishou è quella di seguire od accompagnare la forza dell´avversario. Questo è il modo in cui ci si libera della stretta dell´avversario, il principio della “forza in prestito” da utilizzare al momento giusto contro chi la impone.
Anche se l´avversario è dotato di grande forza è necessario evitare di opporvisi, e quindi tale forza deve essere accompagnata e deviata a danno dell´avversario al momento opportuno.
Questa è l´arte del Tuishou.
A mio parere, per lo sviluppo delle tecniche di mano questi fondamenti sono irrinunciabili. Per quanto riguarda la competizione, suggerisco che prima del confronto ogni partecipante si sottoponga ad un test pratico che dimostri la sua conoscenza delle tecniche. Se tale conoscenza non dovesse essere sufficiente il concorrente non dovrebbe essere ammesso alla competizione in quanto questa rischierebbe di risolversi in uno “scontro di tori” (per quanto ciò potrebbe comunque accadere malgrado il test).
Per un corretto apprendimento del Tuishou è indispensabile seguire fedelmente i metodi e le tecniche tradizionali che più avanti nella pratica sarà possibile utilizzare in un´ampia varietà di modi.
Il Tuishou senza la conoscenza della Forma non serve a nulla; altrettanto si può dire della Forma che, appresa senza la pratica del Tuishou, non trova alcuna applicazione. E´ assolutamente indispensabile combinare lo studio di entrambi questi esercizi.
ZIRAN
autori: Martin e Freya Boedicker
Uno dei concetti essenziali del Taijiquan, la cui importanza viene costantemente messa in rilievo, è la naturalezza. Questo concetto viene frequentemente utilizzato per descrivere il modo in cui deve essere eseguito ogni movimento. Wu Yingua insegnava che “Sia nella Forma che negli esercizi di pushhands ogni movimento deve risultare naturale”.
Continuo riferimento alla naturalezza si ha anche allorchè si affronta l´argomento respirazione: a chi domandava a Ma Yueliang se nello studio del Taiiquan fosse richiesta l´applicazione di un particolare metodo di respirazione egli rispondeva “No, devi respirare naturalmente”. Ma Jiangbao spiega che invece che impegnarsi nel controllo della respirazione o adattare il movimento al ritmo respiratorio, ognuno deve respirare durante l´esercizio proprio come farebbe naturalmente. Una piena e profonda respirazione verrà poi ottenuta attraverso la pratica costante dell´esercizio, in modo che la respirazione si adatti autonomamente al movimento senza che questo processo di adattamento venga forzato coscientemente.
Generalmente ognuno pensa di capire ed accetta il principio secondo il quale i movimenti e la respirazione devono essere naturali, malgrado ciò molti studenti di Taijiquan – in particolare gli occidentali – reagiscono con un misto di imbarazzo ed ilarità allorchè, incontrando difficoltà durante nell´esecuzione di un esercizio, vengono consigliati di eseguire l´esercizio “del tutto naturalmente”.
Qesto avviene a causa di un´incomprensione dovuta alla mancata conoscenza del profondo significato dell´espressione cinese ziran.
Nel Taijiquan ziran viene tradotto con naturalezza, ma esso possiede sia un significato colloquiale, sia uno filosofico.
Ziran è una parola composta da due caratteri: il carattere zi ed il carattere ran. Nei dizionari il segno zi viene tradotto con “da sè” oppure “autonomamente” ed il segno ran viene tradotto come “così”, “in questo modo” . Combinando le due singole parole si ottiene la traduzione “così da sè”.
Questa è però unicamente una traduzione letterale ed esprime l´idea originale da cui dedurre il concetto di ziran. In una traduzione più ampia troviamo ziran tradotto come “natura, naturamente, autonomamente, da sè, lasciare che qualcosa segua il suo corso naturale”. Ziran può quindi essere tradotto semplicemente come natura, ma contemporaneamente esso fa riferimento alla natura interiore di ogni essere e di ogni cosa che è “così da sè”.
Studiando la storia cinese si trovano i primi casi di utilizzo del concetto di ziran in Laozi, Zhuangzi, Xunzi ed altri.
Ziran venne concettualmente sviluppato come risposta alla domanda ‘Cos´è il Tao?´
In Laozi (Tao Te Ching, verso 25) è scritto: “Gli esseri umani seguono la legge della Terra, la Terra segue la legge del Cielo (paradiso, eden etc.), il Cielo segue la legge del Tao, il tao segue la legge dello Ziran”.
Bauer spiega: “L´espressione ziran significa letteralmente ‘essere ciò che si è indipendentemente da ogni altra cosa´. Viene inizialmente utilizzato nel TaoTeChing in riferimento alla struttura de Tao la quale non può essere ricondotta ad altro che a sè stessa”.
Nella tradizione taoistica tutto ciò significa che attraverso il ritorno alla natura ognuno può avvicinarsi al Tao. Osservando ed imitando la natura, ed attraverso il rifiuto della cultura umana ogni individuo può ottenere un perfezionamento di sè stesso. Nel terzo e nel secondo secolo AC questa idea mutò: non venne più ritenuta indispensabile la ricerca del Tao nella natura, bensì ognuno poteva ritenersi lo specchio del Tao stesso.
Bauer asserisce: “E´ la fondamentale conoscenza di sè stessi in ogni espressione ed attività della vita che rappresenta la reale struttura del concetto di naturalezza e libertà, il quale può essere trovato nella natura e nel Tao tanto quanto nell´essere umano ideale e perfetto”.
Wu Yingua insegna quindi che la necessità di naturalezza può essere spiegata dall´origine stessa nella tradizione marziale cinese dei movimenti del Taijiquan: questi movimenti sono stati sviluppati in accordo con la fisiologia umana e le leggi di natura.
Nel Taijiquan viene detto: “Shen xin ziran – il corpo e la mente sono naturali”. Attraverso la calma dei movimenti e la compostezza in xin (mente) ogni praticante di taijiquan può trovare e approfondire la propria naturalezza.
Questa forma di naturalezza si riferisce al corpo ed alla mente ma non implica che essa già risieda in essi, bensì deve essere coltivata e mantenuta attraverso un continuo esercizio. Ciò appare chiaro in quanto insegnato da Ma Jiangbao a proposito della respirazione durante la pratica del Taijiquan: “Per quanto la respirazione non debba essere controllata coscientemente, la sua corretta pratica può essere ottenuta unicamente attraverso una corretta postura: capo eretto, schiena eretta (non inarcata), coccige eretto; spalle basse, gomiti bassi, fianchi bassi”.
Queste sono le vere precondizioni che ognuno deve imparare e mantenere durante la continua pratica del Taijiquan.
A proposito di JIN (forza, potenza):
Appunti del Maestro Ma Hailong, traduzione dal cinese in inglese del Dr. Lukas Kasenda
Nell´uso corrente la parola jin viene utilizzata con il significato di forza, potenza. Utilizzando il termine in relazione con la teoria del Taijiquan esso possiede due aspetti: “comprensione dell´esercizio interiore” e “applicazione della potenza”. Questi aspetti sono strettamente correlati tra loro e non possono assolutamente essere separati.
Legato all´aspetto interiore vi è:
“la comprensione del jin (dongjin”)
“l´acquisizione del jin (xujin)”.
Legato all´aspetto “potere”, jin è:
peng, lü, ji, an, cai, lie, zhou, kao
corrispondenti alle quattro direzioni ed ai quattro angoli del bagua (sud, sud-ovest, ovest, nord-ovest, nord, nord-est, est, sud-est)
1)Comprensione del jin
Nel “Taijiquan jin” si afferma: “Se l´allievo studia e si esercita regolarmente può raggiungere la comprensione del jing. Questa viene raggiunta per gradi. Senza sforzi consistenti è comunque impossibile la comprensione improvvisa”. La possibilità di comprensione del jin non è riservata unicamente alle mani ed alle armi, bensì riguarda l´intero corpo.
Per raggiungere la comprensione del Jin è importante che il Qi fluisca liberamente e la chiave di ciò risiede nella postura: schiena eretta, spalle e collo rilassati, la testa come fosse appesa ad un filo, il petto leggermente rientrato ed il respiro sprofondato nel dantian.
Negli esercizi di pushhand è molto importante non resistere alla forza imposta dal partner poichè in questo caso si verrebbe a realizzare la condizione chiamata “doppio peso” (shuangzhong) che significherebbe stagnazione, l´opposto del flusso che invece deve essere ricercato.
2)L´acquisizione e la conservazione del jin (xujin)
Xu significa acquisire e conservare, l´espressione xujin viene quindi inteso come acquisizione e preservazione del jin. “L´acquisizione del jin è come un inchino teso, il rilascio del jin è come il lancio di una freccia” (Taijiquan-Lilun 4). “In seguito alla curva (deviazione) viene la retta (attacco)”. Inizialmente si assorbe l´energia dell´avversario, successivamente la si scarica in direzione opposta. In conseguenza di ciò xujin è fondamentale per la pratica delle otto tecniche di mano peng, lu, ji, an, cai, lie, zhou, Kao.
3)Uso del jin (yunjin)
Yunjin significa movimento o uso del jin. In un testo classico leggiamo: “Yun jin ru bai lian gang”. Significa che per quanto la natura del jin sia “morbida”, attraverso un lungo esercizio ed un uso corretto esso può penetrare qualsiasi “durezza”, pertanto è necessario usare il jin con precisa attenzione “come se si dipanasse il filo di seta dal baco”.
Yunjin può essere così suddiviso:
a-Neutralizzazone del jin (huajin)
Hua significa neutralizzazione, huajin, quindi significa neutralizzazione della forza e sta a indicare l´uso della “morbidezza” per neutralizzare la forza dell´avversario. E´ possibile intendere questo pincipio non solo in senso difensivo, ma anche come vòlto a destabilizzare l´equilibrio dell´avversario per poi procedere all´attacco. In questo modo, per quanto si appaia cedevoli e passivi, in realtà ci si impone attivamente.
Nei classici si insegna:
“l´altro è duro – io sono morbido – questo significa seguire. Io seguo, l´altro cerca il distacco, questo significa aderire.
Se un movimento è rapido tu rispondi rapidamente, se è lento rispondi lentamente.
Per quanto le trasformazioni siano infinite, il principo rimane lo stesso.”
b-Emissione del jin (fajin)
Il significato di fa è “qualcosa che viene fuori”, fajin significa quindi emettere la forza, attaccare.
Durante l´attacco la morbidezza ed uno stabile centro di gravità sono fondamentali: come già accennato sopra, la forza di attacco viene usata allorchè l´avversario ha perso il centro di gravità.
La quantità di forza utilizzata nell´attacco e la sua direzione sono fattori molto rilevanti in quanto per ogni attacco teso esistono delle forze circolari provenienti da sopra, sotto, destra, e sinistra. Nel Dashouge è scritto: “Aderisci, collegati, segui, non perdere il contatto, non resistere”.


